200 giorni senza comprare nulla: la storia di Assya Barrette

vivere senza comprare nulla

 

Nel 2015, la blogger e giornalista Assya Barrette ha intrapreso un esperimento che a molti potrebbe sembrare assurdo e al limite dell’impossibile: passare 200 giorni, quasi 7 mesi, senza acquistare nulla di nuovo al di là di generi alimentari, medicine e prodotti per l’igiene personale.

Questa iniziativa è nata da un’esperienza vissuta dalla giornalista: dopo la morte del padre, avvenuta qualche mese prima, si era infatti trovata a dover svuotarne l’appartamento. Nonostante il genitore fosse single e l’appartamento fosse piccolo, Assya si era trovata sbalordita dall’incredibile quantità di oggetti che il padre aveva accumulato nel corso della sua vita: utensili per la cucina, mobili, abiti, cancelleria e molto altro, che riempivano scatole su scatole da vendere, donare o riciclare.

Dopo aver impiegato una considerevole quantità di tempo per disporre di tutte le scatole, la giornalista si è resa conto di un fatto molto importante: il consumismo, nel modo e nella misura in cui viene praticato nel mondo occidentale, sta rovinando il pianeta. Compriamo oggetti su oggetti, ma raramente li utilizziamo abbastanza, e raramente sono davvero necessari per la nostra vita.

Per questo motivo, Assya Barrette ha deciso di provare a vivere in un modo diverso, di sperimentare una nuova normalità: per 200 giorni non ha comprato nulla di nuovo. Ha fatto a meno di tutto ciò che non rientra nei generi di prima necessità – cibo, medicine, prodotti per l’igiene – scegliendo, in tutti gli altri casi, di comprare solo prodotti usati.

Secondo la giornalista, infatti, nel mondo ci sono già tantissimi oggetti. Avventurandosi nel mondo dei thrift stores (negozi di abiti e oggetti di seconda mano molto diffusi negli Stati Uniti), Assya ha scoperto che gran parte di ciò che veniva donato era in ottime condizioni, praticamente nuovo e comunque perfettamente utilizzabile. Anche i gruppi di vendita e acquisto su Facebook, nonché gli annunci su siti internet e giornali, le hanno riservato molte piacevoli sorprese: spesso riusciva a trovare anche oggetti ed abiti che non erano mai stati utilizzati, nella loro confezione originale o con le etichette ancora attaccate. Per dirla con le sue parole, si era resa conto del fatto che l’atto del comprare spesso era completamente dissociato dalla reale necessità, avvicinandosi più a una compulsione o a una dipendenza. Ella stessa era consapevole di avere a casa, nel proprio armadio, moltissimi abiti che non aveva mai neanche indossato.



Il suo esperimento ha incontrato anche delle critiche; molti di coloro che commentavano il blog in cui narrava la sua esperienza, infatti, sostenevano che acquistare prodotti usati – specialmente abiti e mobili – fosse in qualche modo sporco e poco civilizzato. Si trattava però delle stesse persone che erano perfettamente pronte a donare i propri abiti ai thrift stores o a mettere in vendita i mobili di cui non avevano più bisogno; insomma, si veniva a creare una mentalità “noi” contro “loro”, in cui è perfettamente lecito vendere e donare oggetti usati, purché a comprarli siano soltanto le persone più povere.

Si tratta evidentemente di un pensiero che può essere giustificato esclusivamente dalla grande abbondanza del mondo in cui viviamo. Ma per Ayssa Barrette l’esperimento ha portato anche un’ulteriore consapevolezza, quella del ruolo della comunità: la blogger si è infatti resa conto che, nella maggior parte dei casi, non aveva bisogno di risolversi alla grande distribuzione per trovare ciò che le serviva, perché all’interno della comunità c’era sempre qualcuno disposto a regalarla o a venderla a poco prezzo; la possibilità di pagare una persona invece che una multinazionale, fare girare il proprio denaro all’interno della comunità invece che all’estero è stata per la blogger uno degli aspetti più interessanti, dal punto di vista umano, di tutto il suo percorso.

Naturalmente, non tutto può essere acquistato usato; nel corso del suo esperimento, però, Ayssa Barrette ha imparato a distinguere ciò che si vuole da ciò di cui si ha davvero bisogno: ogni volta che ha rinunciato ad acquistare qualcosa di cui pensava di avere bisogno, infatti, si è resa conto che la sua vita andava avanti lo stesso, e che non era meno felice o meno sicura di sé.

Ayssa Barrette ha dichiarato che questa esperienza l’ha cambiata profondamente, e che intende vivere la sua vita in modo più sostenibile, ponendo più attenzione a ogni singolo acquisto. Si tratta di un obiettivo realmente raggiungibile? Senza dubbio sì, purché non si arrivi a un estremo; sebbene ci siano moltissimi oggetti che possono essere rivenduti o comprati usati, infatti, ce ne sono tantissimi altri per cui ciò non è possibile. Come in ogni cosa, la verità sta nel mezzo, nel giusto compromesso tra il consumismo sfrenato e il totale rifiuto del nuovo.

 

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