Mangiare cibo preso dalla spazzatura: i Freegans contro lo spreco alimentare

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Negli Stati Uniti il 40% degli alimenti viene buttato via e la maggior parte a causa dei supermercati che buttano prodotti scartati ma ancora commestibili. In Italia ogni famiglia getta nella spazzatura quasi 600 euro di spesa all’anno. Difficile pensare di risparmiare finchè non si vede con i propri occhi l’accumulo di spreco al quale ormai siamo abituati.

Il movimento dei Freegans, nato a New York negli anni 90, lotta contro ogni spreco cercando di riciclare la spazzatura.

 

Riportiamo un’intervista a Tristram Stuart, ecologista, scrittore e autore del libro “Sprechi“.

 

Freeganism per me significa semplicemente tirare fuori il cibo dal bidone della spazzatura perchè è ancora buono e non c’è nulla di male. La questione è che non ci dovrebbe essere il cibo nella spazzatura. Non bisognerebbe gettare via cibo buono e noi protestiamo contro questo.
Ho iniziato quando avevo 15 anni. Avevo dei maiali e li allevavo alla maniera tradizionale, con gli scarti.

Ho cominciato recuperando il cibo dalla mia scuola, dalla panettiera, dal fruttivendolo, dal supermercato e dalla fattoria che buttava via le patate che avevano una dimensione o forma sbagliata per i supermercati. Ho realizzato che c’era un’enorme quantità di cibo che davo da mangiare ai maiali che sarebbe potuto essere consumato dagli umani e così un giorno mentre davo ai maiali pezzi di pane recuperati l’ho mangiato ed era assolutamente fresco e mi sono reso conto che era uno scandalo. Nella parte di mondo in cui noi ci troviamo sprechiamo enormi risorse e produciamo tutto questo cibo che poi viene buttato via.

 

Lo scopo dell freeganesimo non è indurre gli altri a rovistare nelle pattumiere; è fare in modo che la gente smetta di mettercelo. Non c’è motivo perchè non dobbiamo smettere di fare una cosa del genere subito. E’ una grande opportunità che abbiamo per ridurre l’impatto sull’ambiente per combattere la fame nel mondo e non c’è nessuna ragione per cui non dovremmo farlo.

 

L’obbiettivo del libro “Sprechi” è quello di far conoscere lo scandaloso spreco di cibo. Noi non vediamo il cibo che sprechiamo nei supermercati, è chiuso nei bidoni.

Le industrie sono a migliaia di chilometri di distanza, come le fattorie, nessuno ci va mai e nessuno se ne accorge dei cumuli di cibo che si butta. Nessuno ha l’opportunità di vedere la quantità di cibo che viene buttato. E l’obbiettivo di questo libro è attirare l’attenzione dell’opinione pubblica semplicemente dicendo che noi sappiamo che è un problema enorme.

 

E’ assolutamente possibile cambiare il mondo per quanto riguarda il cibo.
Trent’anni fa noi non sprecavamo tanto cibo come ora. In altri paesi non ne sprecano così tanto. In Giappone e Corea riciclano il cibo nutrendo i maiali, in Europa invece è illegale.
In ogni parte del mondo in differenti tempi e posti c’è una soluzione per tutti i problemi che abbiamo e non c’è motivo per cui queste soluzioni non si possano unire nella nostra società e non possano portare a un cambiamento.

 

Ti racconto un episodio che mi ha molto ispirato. Mi trovavo nella Cina Occidentale, stavo mangiando del riso e una volta finito ho allontanato la ciotola e il cuoco che mi stava parlando ha cominciato a fissare la mia ciotola e ho pensato che stavo rompendo un tabù. Lui ha indicato tre chicchi di riso che avevo avanzato e mi ha detto: “Pulisci”. E mi ha fatto finire il riso. Ai suoi occhi ero uno sprecone terribile.
Così ho pensato: se una società può considerare lo spreco di cibo un simile tabù la nostra società può quantomeno smettere di sprecare montagne di cibo.

 

Molte persone pensano che prendere del cibo dai bidoni della spazzatura sia disgustoso; è disgustoso, ma non perchè ci sia qualcosa di sbagliato o di cattivo nel cibo, ma perchè il cibo è perfettamente commestibile, questo è disgustoso: buttare via tonnellate di cibo fresco ogni giorno!

 

Guarda la video intervista:

 

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