Meno ho e più sono felice: la storia di Matthias Canapini

meno ho e più sono felice



 

 

Matthias Canapini è nato a Fano, provincia di Pesaro-Urbino, nel 1992. Il suo sogno è quello di viaggiare per scoprire il mondo, cercando di conoscere le storie più nascoste e quelle di coloro che lottano contro la fame, la povertà, la guerra o le catastrofi naturali. Quella di Matthias è un’avventura continua che lo porta in posti lontanissimi e remoti ma anche nella sua amata terra, come nel Centro Italia, colpito dal devastante terremoto di qualche anno fa.

Fin qui non sembrerebbe esserci niente di particolarmente strano, se non fosse che Matthias spende pochissimi soldi per i suoi viaggi, che avvengono in assoluta sobrietà. La sua idea rimane coerente con il principio di far sentire la voce di coloro che altrimenti non sarebbero mai ascoltati.

La passione per i viaggi è arrivata dai genitori. Sia Matthias che suo fratello, infatti, sin da piccoli hanno girato per il mondo assieme a mamma e papà. Crescendo, viaggiare è diventata una ragione di vita e Matthias ha deciso di partire da solo, scegliendo le tappe di volta in volta a seconda del tipo di persone che vuole incontrare e che si aspetta di conoscere, cercando di toccare Stati e territori colpiti da catastrofi naturali, guerre o situazioni critiche.

Canapini inizia a viaggiare poco più che maggiorenne, per vedere con i propri occhi le guerre che gli venivano raccontate da parenti e genitori e rendersi realmente conto dell’impatto che queste avevano sulle persone, perché secondo Matthias anche dopo la fine, la guerra resta per sempre indelebile nelle anime delle persone, mantenendo sempre vivo il dolore.

Matthias nei suoi viaggi incontra tante persone sofferenti come disabili, malati, mutilati di guerra, senzatetto, migranti o profughi di guerra, ma anche persone che desiderano semplicemente difendere il proprio territorio, la “loro casa” perché non vogliono lasciarla.

Con l’obiettivo di raccogliere le testimonianze di queste persone che “vivono ai margini del mondo, dimenticate da tutti”, Matthias è costantemente in movimento, trovandosi a visitare tantissimi posti in tutto il mondo, sempre con pochissimi soldi in tasca e ancora meno per vivere. A lui non interessa viaggiare con soldi o altri beni, l’importante è che i suoi libri non manchino mai, perché sono i “suoi compagni di viaggio”, delle vere e proprie “guide” che lo supportano e gli consentono di conoscere i luoghi da scoprire ed esplorare. Una volta raggiunta la meta, però, sarà l’esperienza diretta ed il contatto con le persone ad essere essenziale.

Matthias comincia dialogando con la gente del posto, poi fa qualche foto quando gli è permesso. I suoi scatti gli servono per documentare il viaggio e le emozioni che sente, per poi riportarle con sé.

Le tristi storie vissute da Matthias attraverso gli occhi dei protagonisti sono poi diventati dei libri. Tra il 2015 e il 2018, sono usciti cinque titoli (“Verso Est”, “Il volto dell’altro”, “Eurasia Express”, “Terra e dissenso”, “Il passo dell’acero rosso”), per poter dare voce a storie che non potrebbero mai venire conosciute senza la sua esperienza diretta.

Uno dei viaggi emotivamente più sconvolgenti, però, Matthias lo ha fatto a pochissimi chilometri da casa, dopo il terremoto che ha colpito il Centro Italia. “Il passo dell’acero rosso” nasce proprio dopo questa esperienza, nella quale Canapini gira a piedi per l’Italia con un bastone ricavato dall’albero del titolo. Dopo la fatidica data del 24 agosto 2016, ogni due settimane circa, Matthias parte e inizia la sua camminata toccando i paesi e le zone naturali colpite dal sisma. Il ragazzo racconta che quello è il viaggio che più lo ha segnato tra tutti quelli che ha fatto.

Matthias ha camminato tra i paesi distrutti dal terremoto, una “guerra” che non ha usato armi ma ha comunque provocato feriti, morti, sfollati e dolore. Il viaggio di Canapini è durato oltre un anno, accompagnato soltanto da un bastone ed uno zaino. Ciò che lo ha profondamente colpito è stata la capacità delle persone di unirsi e “farsi comunità” di fronte ad un dramma tanto grande. Con questo tragico evento Matthias ha capito che le tragedie non sono soltanto lontane, ma possono anche riguardarci da molto vicino e si è reso conto che spesso questo è un pensiero che diventa proprio soltanto nel momento in cui l’evento tocca la vita nella sua quotidianità.

L’ultima avventura di Matthias segue le strade dei migranti per coprire le principali rotte percorse dalle persone in fuga dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa. Lo scopo è, ancora una volta, quello di raccogliere testimonianze dei protagonisti ma anche di coloro che li aiutano, come i volontari, i medici o gli interpreti impegnati sul campo. Il viaggio di Canapini è iniziato con il supporto di alcune ONG ed enti e grazie ad una campagna di crowdfunding da 5000 euro. Le risorse serviranno per sostenere il progetto: la pubblicazione di un libro ed una mostra itinerante per dare voce a chi spesso viene considerato niente.

La particolarità principale che accomuna i viaggi di Matthias è il “come“. Lui ama viaggiare con poco e quando non è in giro, vive in un appartamento modesto senza riscaldamento né acqua. I suoi viaggi li paga raccogliendo uova, insegnando il rugby o facendo l’aiuto cuoco. Si sposta soltanto con i mezzi pubblici, a piedi o in autostop. Il ritorno all’essenzialità è per lui una filosofia di vita, perché si sente felice quando vive in maniera semplice.

Per Matthias bastano salute, amore, cibo e un riparo, il resto è superfluo. I viaggi che ama di più sono quelli a piedi tra la natura che gli permettono di entrare davvero in contatto con essa. Per essere felice davvero gli basta riempire il suo zaino con l’essenziale, leggere libri, incontrare le persone e scrivere di ciò che vive. Vuole far capire che basta “abbandonare le zavorre e possedere il meno possibile” perché quando tutto finirà, gli oggetti resteranno qui, mentre le parole e ciò che viene scritto potranno rimanere eterni.

 
 



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