Vivere con poco badando ai risparmi

fulltimers vivere con poco

 

Quasi tutti oggi consumamo troppo, compriamo più di ciò che abbiamo realmente bisogno e spesso anche indebitandoci per rimanere al passo con la moda, le nuove tendenze o anche semplicemente ciò che pensiamo abbiano i nostri vicini. Si tratta di un’abitudine che, alla lunga, può rivelarsi veramente distruttiva.

Fino a qualche anno fa, Fumio Sasaki si trovava nella stessa situazione.

Giapponese, single, 35 anni oggi, impiegato appartenente alla classe media, Sasaki si era ritrovato a vivere in un piccolo appartamento pieno di oggetti: abiti, vestiti, ma anche suppellettili e soprammobili.
Passava i week-end girando per mercati e mercatini, cercando affari e occasioni, e spendendo il suo modesto stipendio in vestiti che non avrebbe mai indossato, libri che non avrebbe mai letto, oggetti che non avrebbe mai usato.

Per Sasaki, il momento di svolta è stato quello di un trasloco: costretto dalle necessità economiche a trasferirsi in un appartamento più piccolo, si è trovato per la prima volta a dovere fare una selezione tra tutto ciò che possedeva, impossibilitato a portare tutto con sé. Pian piano, ha iniziato a capire che non erano gli oggetti materiali a renderlo felice, ma che anzi poteva vivere in modo sereno anche limitando in modo significativo ciò che possedeva.

 

Minimalismo e vita frugale

È iniziato così il suo percorso verso il minimalismo più estremo: oggi, Fumio Sasaki possiede solo un futon, un armadio a muro, tre paia di camicie e poco altro.

Ispirandosi a Steve Jobs, che indossava sempre lo stesso stile di pantaloni e magliette, l’impiegato giapponese ha applicato il suo nuovo stile di vita minimalista anche all’abbigliamento. Questa scelta gli ha regalato un’ulteriore tranquillità, permettendogli di concentrarsi su cose più importanti degli abiti da scegliere ogni giorno.

Partendo dalla sua esperienza, Fumio Sasaki ha scritto un saggio autobiografico, intitolato Goodbye Things – in italiano Addio alle Cose. Nel saggio, Sasaki attribuisce alla sua decisione il merito di averlo reso una persona nuova, più serena e nel complesso più felice. Non si tratta soltanto di un libro o di un manuale sul minimalismo, ma di una vera e propria riflessione personale dell’autore, che parla del suo percorso e di delle scelte che l’hanno portato su quella strada. Non mancano però consigli pratici su come liberarsi degli oggetti in eccesso, come gestire i regali e così via.

Si tratta nel complesso di un’ottima lettura, sia per chi vuole dare una svolta alla propria vita che per chi invece vuole solo saperne di più sul mondo del minimalismo.

libro minimalismo
 

Vivere come un nomade

Una delle caratteristiche che distinguono la storia di Fumio Sasaki da molte altre storie sul minimalismo è il fatto che Sasaki è impiegato, e ha un lavoro stabile in un’azienda. Non è questo il caso di Pierluigi e Amelia, due coniugi italiani che, dopo aver lavorato per più di vent’anni, hanno deciso di investire i propri risparmi in un camper e di diventare veri e propri nomadi.

Amelia era impiegata in un’azienda di rubinetteria, mentre Pierluigi lavorava come cameraman alla Mediaset.

I diversi ritmi di lavoro e i diversi turni stavano mettendo a dura prova il loro matrimonio; questo è uno dei motivi per cui i due hanno deciso di lasciare i rispettivi lavori, vendere tutto ciò che possedevano – la casa, la macchina, i mobili – e iniziare la loro vita in camper.

Ad oggi, tutto ciò che possiedono entra nel loro camper, ma a loro non manca nulla: rinunciando ai beni materiali, hanno arricchito la loro vita di viaggi ed esperienze, vedendo posti che difficilmente sarebbero riusciti a visitare se avessero mantenuto i loro precedenti lavori.

Si tratta inoltre di uno stile di vita piuttosto frugale: in due, Amelia e Pierluigi spendono tra i 650 e i 700 euro al mese, includendo in questa cifra il gasolio, l’assicurazione del camper, le spese per gli alimentari e le altre necessità di ogni mese.

Evitano i ristoranti e le aree di sosta a pagamento, limitandosi alla cosiddetta “sosta libera”, che consente nel parcheggiare il camper nelle normali aree di sosta, gratuite e non attrezzate. Sebbene in Italia il loro stile di vita non possa essere definito con una parola diversa da “senzatetto”, loro preferiscono la parola inglese “fulltimers”, che indica tutti coloro che scelgono di vivere a tempo pieno in un mezzo a quattro ruote.

Dopo cinque anni di vita in camper, Amelia e Pierluigi sono pienamente felici e soddisfatti della loro scelta, e la consiglierebbero a tutti.

 

Ascolta la loro intervista

 
 
Naturalmente, si tratta di due casi estremi, che difficilmente possono essere applicabili a tutte le situazioni; si tratta però di storie dalle quali è certamente possibile trarre ispirazione, per cercare di staccarsi un po’ dall’idea per cui la felicità sia direttamente legata ai beni materiali.

 
 

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